Il decumulo e il rischio di sequenza
Di Luca Miceli · aggiornato il 5 ottobre 2026
Un piano di accumulo ha due fasi: nella prima versi e il capitale cresce, nella seconda smetti di versare e inizi a prelevare per spendere quanto hai messo da parte, per esempio in pensione. Questa seconda fase si chiama decumulo. In questa guida vediamo come si legge un prelievo, quanto può durare un capitale e perché, quando si preleva, conta anche l'ordine in cui arrivano i rendimenti. Una premessa: Nemayak non dà suggerimenti finanziari. Le simulazioni servono a orientarsi e a capire i rischi, non a stabilire quanto prelevare.
Dall'accumulo al prelievo
Ripartiamo dall'esempio delle altre guide: 300 € al mese per 20 anni con un rendimento del 5% annuo portano a un capitale di 121.741 €. Da quel momento non versi più e, ogni mese, ritiri una somma dal capitale, che nel frattempo continua a rendere. Il calcolatore simula soltanto la fase di accumulo. Le cifre di questa guida vengono invece da una simulazione semplificata, descritta qui sotto e rifatta con formule elementari: servono a capire l'ordine di grandezza, non a prevedere cosa accadrà davvero.
Cosa significa un tasso di prelievo
Un modo comune di descrivere il prelievo è una percentuale del capitale di partenza, da ritirare ogni anno. Ecco cosa significa per i 121.741 € dell'esempio:
| Tasso di prelievo | Prelievo annuo | Prelievo mensile |
|---|---|---|
| 3% | 3.652 € | 304 € |
| 4% | 4.870 € | 406 € |
| 5% | 6.087 € | 507 € |
Sono esempi per cogliere le proporzioni, non importi consigliati: quanto serve davvero dipende dalle tue spese, dalle altre entrate e da quanto a lungo devi far durare il capitale.
Quanto può durare il capitale
Proviamo a rispondere alla domanda più naturale: se ritiro ogni mese una somma fissa, per quanti anni basta il capitale? Nella simulazione il prelievo mensile è un dodicesimo del tasso sul capitale iniziale e resta uguale nel tempo, senza adeguarsi all'inflazione. Quello che resta nel conto continua a crescere al rendimento indicato, con capitalizzazione mensile, e non si considerano tasse né costi. Nella prima colonna il capitale non rende nulla, nella seconda cresce del 3% annuo mentre si preleva.
| Tasso di prelievo annuo | Senza rendimento | Con rendimento del 3% annuo |
|---|---|---|
| 4% | 25,0 anni | 45,6 anni |
| 5% | 20,0 anni | 30,3 anni |
| 6% | 16,7 anni | 23,0 anni |
| 8% | 12,5 anni | 15,7 anni |
Emergono due cose. La prima: più alto è il tasso di prelievo, più corta è la durata, e la differenza è grande. Con un rendimento del 3%, un prelievo del 4% dura 45,6 anni, mentre uno dell'8% ne dura 15,7. La seconda: il rendimento che il capitale ottiene mentre si preleva allunga molto i tempi, perché lavora anche il denaro non ancora ritirato. Con un prelievo del 5%, si passa da 20,0 a 30,3 anni.
La «regola del 4%»
Si sente spesso parlare della «regola del 4%»: una regola empirica nata da analisi di dati storici dei mercati statunitensi, secondo cui un prelievo iniziale del 4% annuo, poi adeguato all'inflazione, avrebbe retto per circa trent'anni nei periodi passati che sono stati studiati. Non è una garanzia né un consiglio: dipende dal mercato e dal periodo considerati, dai costi, dalle tasse, dall'orizzonte che ti serve e dalla tua situazione, e i mercati futuri possono comportarsi in modo diverso dal passato. La citiamo solo perché è probabile che tu la incontri.
Il rischio di sequenza
Se non versi e non prelevi, l'ordine dei rendimenti non cambia il risultato: moltiplicare per 0,8 e poi per 1,1 dà lo stesso numero che moltiplicare per 1,1 e poi per 0,8. Quando prelevi, invece, l'ordine conta. Se le annate negative arrivano all'inizio, i prelievi consumano un capitale già ridotto e ne resta meno per approfittare della ripresa. Questo effetto si chiama rischio di sequenza.
Un esempio. Partiamo da 100.000 €, preleviamo 5.000 € all'inizio di ogni anno per cinque anni e il mercato fa registrare, anno dopo anno, rendimenti del −20%, −10%, +10%, +10% e +15%: in media l'1% all'anno. Dopo cinque anni restano 69.884 €. Rimettiamo gli stessi rendimenti in ordine inverso, con gli stessi prelievi: restano 79.263 €, cioè 9.379 € in più.
| Ordine dei rendimenti | Rendimenti annui | Capitale dopo 5 anni |
|---|---|---|
| Prima le perdite | −20%, −10%, +10%, +10%, +15% | 69.884 € |
| Prima i guadagni | +15%, +10%, +10%, −10%, −20% | 79.263 € |
Senza prelievi le due serie finiscono nello stesso punto, 100.188 €: la differenza nasce solo dal fatto che preleviamo mentre il mercato scende, cioè vendiamo a prezzi bassi quote che non potranno più recuperare. Per questo due persone con lo stesso capitale e gli stessi rendimenti medi possono ritrovarsi in situazioni molto diverse.
Cosa può cambiare le cose
- La flessibilità nei prelievi. Ridurre il prelievo dopo un anno negativo può lasciare più capitale per la ripresa; un prelievo rigido, uguale in ogni circostanza, può renderlo più fragile.
- Una riserva liquida. Tenere da parte qualche mese o anno di spese da usare quando il mercato scende può evitare di vendere nel momento peggiore.
- L'inflazione. Un prelievo fisso compra sempre meno: leggi la guida su inflazione e valore reale per capire quanto.
- Costi e tasse. La simulazione non li considera, ma riducono il capitale e il netto prelevabile: sui costi vedi la guida su cos'è il TER.
Cosa ricavare da questi numeri
Il decumulo non è l'accumulo al contrario. Nell'accumulo il tempo lavora per te e un anno storto si può compensare versando di più; nel decumulo i prelievi amplificano gli anni storti e non c'è nuovo capitale a compensarli. Per questo una simulazione ha più senso se letta come un intervallo di scenari, non come un solo numero: nessuna simulazione può dirti quale sequenza di rendimenti vivrai. Per capire come si forma il capitale di partenza, riparti da come funziona un PAC.
Contenuto a scopo informativo: non è una consulenza finanziaria né una raccomandazione di investimento.